Dopo le contestazioni degli ambientalisti e l’annuncio di un passo indietro per “inagibilità politica”, il primo cittadino decide di rappresentare comunque il Comune al vertice ministeriale sul futuro dell’acciaieria. Al Mimit si discute l’intesa sui forni elettrici, mentre resta il nodo del polo DRI e lo stop alla nave rigassificatrice. Intanto, la Camera dà fiducia al decreto ex Ilva e a un ordine del giorno sulla decarbonizzazione dell’impianto
Colpo di scena a tre giorni dalle dimissioni presentate in seguito a un acceso confronto con i comitati ambientalisti: il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha revocato il suo passo indietro e oggi parteciperà al tavolo ministeriale convocato dal ministro Adolfo Urso al Mimit, dove si discuterà il futuro dello stabilimento ex Ilva.
Una decisione maturata nelle ultime ore, dopo giorni di tensione politica e pressione istituzionale. «Non posso pensare che si discuta della nostra città e nessuno ci sia a rappresentarla», ha dichiarato Bitetti. Ha definito le dimissioni non come una fuga o gesto politico, ma come «un segnale eclatante» contro il linguaggio delle offese e delle intimidazioni. Il sindaco aveva lasciato l’incarico parlando di «inagibilità politica», dopo un incontro burrascoso con alcune associazioni ambientaliste che contestavano l’intesa per il rilancio del polo siderurgico.
Bitetti ha anche sottolineato di aver ricevuto «appelli da più parti» affinché tornasse sui suoi passi: «A Taranto c’è una maggioranza silenziosa che si esprime con il voto e che mi ha chiesto di non abbandonare la guida della città».
La presenza del sindaco al tavolo interistituzionale è considerata decisiva in un momento in cui si gioca una partita cruciale per l’industria, l’ambiente e il lavoro. Al vertice sono stati invitati anche il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, quello della Provincia di Taranto Gianfranco Palmisano, i sindaci di Statte e Taranto, e il commissario dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio, Giovanni Gugliotti.
Tuttavia, la firma dell’accordo di programma potrebbe slittare. Il ministro Urso ha fatto sapere che l’intesa si concentrerà inizialmente sulla realizzazione di tre forni elettrici, rinviando a un momento successivo l’approfondimento sul polo DRI, considerato fondamentale per la decarbonizzazione dello stabilimento. Confermato per ora il no del Comune alla nave rigassificatrice, altra questione al centro del dibattito cittadino.
A causa delle dimissioni poi ritirate, era stata annullata anche la seduta del Consiglio comunale che avrebbe dovuto conferire un mandato formale al sindaco proprio sul dossier ex Ilva. Una mancanza che avrebbe potuto lasciare scoperta la rappresentanza del Comune in un frangente strategico.
Intanto, sul piano nazionale, la Camera ha approvato con 178 voti favorevoli la fiducia al decreto ex Ilva, già passato al Senato, che contiene misure urgenti per il rilancio industriale. È stato anche approvato un ordine del giorno presentato dal relatore Pogliese, concordato con il Mimit, che impegna il governo a proseguire il negoziato con la Regione Puglia e gli enti locali per un accordo interistituzionale orientato alla piena decarbonizzazione del sito produttivo.
Sul fronte politico, a Taranto è in corso una riunione della maggioranza per analizzare gli sviluppi. La revoca delle dimissioni potrebbe rimescolare gli equilibri interni e aprire nuovi scenari amministrativi, in una città ancora divisa tra la necessità di lavoro e le istanze ambientali.








