In Punta di Penna – L’editoriale del Direttore Alessandro Nardelli – Acqua, la prima emergenza di domani, da affrontare subito

Tra cambiamenti climatici, infrastrutture obsolete e ritardi strutturali, la Puglia affronta la sfida più urgente del futuro: garantire acqua potabile a tutti e preservare una risorsa sempre più scarsa, senza la quale non può esserci sviluppo né dignità per i cittadini

Aqua Vitae, “L’acqua è vita”, dicevano i latini. E così è. Una verità semplice, antica, e oggi più che mai urgente.

In Puglia, la Giunta regionale ha dichiarato lo stato di emergenza per la crisi idrica nel comparto potabile, approvando il Piano di emergenza 2025-2026 condiviso con Acquedotto Pugliese.

I numeri parlano chiaro: la disponibilità di acqua negli invasi è inferiore al 50% della media degli ultimi dieci anni, e non basta più a garantire il fabbisogno potabile del territorio nei mesi a venire.

L’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici (Opui) del Distretto dell’Appennino Meridionale ha confermato una severità idrica “elevata”, mentre Aqp ha già iniziato ad attuare misure di contenimento delle pressioni di rete per compensare la progressiva riduzione delle fonti di approvvigionamento.

Il quadro è allarmante, ma non è una sorpresa.
Da tempo sappiamo che la disponibilità d’acqua non dipende solo dai cambiamenti climatici, ma anche da infrastrutture datate e inadeguate, figlie di una progettazione che in molti casi risale agli anni Cinquanta, incredibile ma vero.

Le nostre reti idriche — lo si può dire senza offendere nessuno — sono un colabrodo.
Si disperde un’enorme quantità d’acqua ancor prima che arrivi ai rubinetti, e questa è una sconfitta collettiva.

Le soluzioni, in parte, esistono.
Ma richiedono investimenti importanti e una visione di lungo periodo. Nel 2024 Acquedotto Pugliese ha investito circa 450 milioni di euro per migliorare la rete, potenziare gli impianti fognari e rendere più efficienti i sistemi di depurazione.
Un passo significativo, certo, ma non sufficiente di fronte a una crisi che oggi assume contorni strutturali.

Servirebbe agire su più fronti:

  • Realizzare nuovi invasi, tenendo conto dei costi e delle complessità ambientali;
  • Costruire impianti di dissalazione, come quello previsto a Taranto, che dovrebbe utilizzare l’acqua del fiume Tara;
  • Potenziare la manutenzione ordinaria e il monitoraggio delle reti, per ridurre le perdite e migliorare l’efficienza complessiva del sistema.

Intanto, a pagarne le conseguenze — come sempre — sono i cittadini.
In particolare le famiglie che vivono in edifici privi di autoclave o con riserve limitate, costrette a convivere con riduzioni di pressione e difficoltà quotidiane.

L’acqua è una risorsa preziosa, ma soprattutto è una priorità sociale e politica.

Se vogliamo che la Puglia continui a essere una terra vitale, attrattiva, capace di crescere, dobbiamo ripartire proprio da qui: dalle fondamenta, dal clima, dall’acqua.

Perché una società che si evolve costantemente — tanto da essere definita “gassosa”, parafrasando la teoria della società liquida di Zygmunt Baumannon può permettersi di dimenticare ciò che la tiene in vita.

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