Non importa quanti anni avesse, né quanto fossimo preparati: il vuoto che lascia è silenzioso ma profondo, e parla di tutto ciò che ha rappresentato per noi — un nonno, un padre, un amico, un fratello
di Savino Sarno. Il 14 luglio 2025 ci ha lasciati Emanuele Pasquadibisceglie, detto Lucio, infermiere in pensione. Ci sono assenze che non fanno rumore, ma riempiono ogni spazio. La perdita di un nonno è una di queste. Non importa quanti anni avesse, né quanto fossimo preparati: il vuoto che lascia è silenzioso ma profondo, e parla di tutto ciò che ha rappresentato per noi — un nonno, un padre, un amico, un fratello.
Lucio era una di quelle persone rare che portavano il sole ovunque andassero. Aveva il dono di trovare un motivo per sorridere anche nei giorni più grigi, e con uno sguardo riusciva a far sembrare tutto possibile. Non ignorava le difficoltà, le affrontava, ma sceglieva sempre la luce, sempre la speranza. Amava la vita con una forza contagiosa, come se ogni giorno fosse un dono da scartare con meraviglia. Stare accanto a lui significava credere, anche solo per un attimo, che il mondo potesse davvero essere un posto migliore.
Un ricordo indelebile è la sua partecipazione al Karaoke di Fiorello, tappa a Trani nel 1992, dove vinse con la celebre “Il tuo bacio è come un rock” di Adriano Celentano. Fu un momento di pura energia, tanto che lo stesso Fiorello fu travolto dall’entusiasmo del caro Lucio.
A commuovere particolarmente sono le parole del nipote Giuseppe, lette durante il funerale:
“Oggi, mentre ti salutiamo, sento di perdere non solo un nonno, ma una parte di me. Con te va via il mio lato più innocente, quello che credeva che il bene fosse sempre più forte del male, perché tu me lo hai dimostrato ogni giorno della tua vita. Avrei voluto guardare ancora con te il Gargano, da quella terrazza di casa dove tante volte ci siamo fermati insieme, in silenzio, con lo sguardo lontano e il cuore pieno. Un’ultima volta, solo nostra. Quei momenti rimarranno impressi nel mio cuore, tra le colline e i pascoli, quei luoghi incontaminati popolati dagli animali che amavi e che mi hai insegnato ad amare. Per te la natura non era solo un paesaggio, era vita. Tu, con la tua semplicità, mi hai insegnato a vedere la bellezza del mondo, a rispettarlo, a custodirlo. Hai sempre avuto una buona parola per tutti, anche quando la vita era dura, anche quando il dolore bussava alla porta. Mi hai salvato dal buio e dal male semplicemente stando al mio fianco. Il tuo esempio, la tua bontà, la tua misericordia sono luce, e continueranno a esserlo. E poi c’era il tuo rock’n’roll, quel ritmo che ti accendeva lo sguardo, quella musica che non invecchierà mai, proprio come te. Amavi cantare, forte, a cuore aperto, con l’anima. La tua voce, così viva, così tua, non se ne andrà. Resterà in noi, nei ricordi, nei momenti in cui, anche nel silenzio, sapremo ancora sentirla. Hai avuto una forza che non si può spiegare: non era il corpo, non era neppure il cuore a tenerti qui, ma quella tua voglia di vivere che sembrava non finire mai. Per questo so che non finirà davvero. Perché tu resti in quello che ci hai lasciato: nel bene che ci hai fatto, negli insegnamenti, nell’amore che ci hai mostrato. Anima bella strappata alla terra, oggi non ti diciamo addio. Ti diciamo grazie. E ti promettiamo che continueremo a cercare il buono, ovunque, come ci hai insegnato tu.”
Un nonno non è solo un parente: è la dolcezza dell’infanzia e la saggezza della vita. È chi ti insegna ad andare in bicicletta, a costruire aquiloni, o semplicemente a goderti i piccoli momenti. È chi racconta storie di un tempo che non hai vissuto, ma che impari ad amare attraverso lui. È chi ti guarda senza giudizio, con quella pazienza che solo chi ha vissuto molto può avere.
Quando un nonno se ne va, non perdiamo solo una persona, ma una voce che ci chiamava per nome in modo speciale. Perdiamo mani capaci di consolare senza parole. Perdiamo una presenza che, anche nel silenzio, ci faceva sentire al sicuro. Eppure, anche nella sua assenza, resta: nei gesti che inconsapevolmente ereditiamo, nei valori che ci ha trasmesso, nelle parole che riaffiorano quando la vita ci mette alla prova.
Il dolore non passa mai davvero, ma cambia forma: diventa gratitudine, malinconia, memoria viva. Perché un padre che ha amato profondamente non se ne va mai del tutto, continua a vivere in chi lo ha amato.
GRAZIE, LUCIO.







