Il Coordinamento Docenti denuncia la sottovalutazione della scuola secondaria di primo grado

Il CNDDU analizza i nuovi valori del costo medio per studente del Ministero dell’Istruzione. Il Coordinamento denuncia la netta sottovalutazione della scuola secondaria di primo grado, che registra il costo più basso pur essendo cruciale per contrastare la dispersione. Viene richiesto un ripensamento delle politiche educative per trasformare il costo medio in uno strumento di riequilibrio educativo e giustizia sociale

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), ha analizzato i numeri diffusi dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. Dai dati rilevati emerge l’idea di scuola che il Paese sta costruendo e il modo in cui interpreta il diritto allo studio.

Il dato che suscita maggiore attenzione riguarda la scuola primaria, il cui costo medio supera i 9.000 euro annui per studente, risultando nettamente più elevato rispetto agli altri ordini di istruzione. Un valore che, a una lettura superficiale, potrebbe sembrare la prova di un forte investimento sull’istruzione di base. Ma il confronto con gli altri segmenti del sistema scolastico apre interrogativi più profondi.

A sorprendere è soprattutto la situazione della scuola secondaria di primo grado, che registra il costo medio più basso. Proprio la scuola media, sottolinea il CNDDU, rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale degli studenti. È qui che emergono le prime forme di disaffezione, i segnali di dispersione implicita, le difficoltà di apprendimento non intercettate e le fragilità psicologiche accentuate dal contesto sociale e digitale contemporaneo.

La distanza economica rispetto alla primaria non è solo contabile, ma riflette una persistente sottovalutazione del valore educativo e preventivo di questo segmento. Secondo il Coordinamento, il costo medio per studente, nato come strumento di trasparenza e come parametro di riferimento per la verifica della non commercialità delle scuole paritarie ai fini fiscali, sta assumendo una funzione simbolica ben più ampia.

Le disuguaglianze territoriali

Quando lo Stato utilizza questi dati per definire esenzioni, agevolazioni e politiche di sostegno, dichiara implicitamente quale sia il valore economico dell’istruzione nelle diverse fasi della crescita. Il quadro si inserisce in un contesto già segnato da profonde disuguaglianze territoriali, sociali e culturali. I dati sulla dispersione scolastica, pur in lento miglioramento, continuano a mostrare un forte legame con le condizioni socioeconomiche delle famiglie e con il territorio di appartenenza.

Anche le rilevazioni sugli apprendimenti confermano come le competenze di base siano fortemente influenzate dall’ambiente di provenienza. In questo scenario, la scuola dovrebbe rappresentare un fattore di riequilibrio e di emancipazione, ma spesso è costretta a operare con risorse insufficienti o non adeguatamente distribuite rispetto ai bisogni reali.

Il tema delle scuole paritarie e delle agevolazioni fiscali a esse collegate si innesta in questa cornice fragile. Il CNDDU riconosce la funzione pubblica attribuita dalla normativa alle paritarie, ma richiama con forza il principio secondo cui ogni beneficio statale deve essere coerente con l’obiettivo di garantire un’istruzione realmente accessibile, inclusiva e non discriminatoria.

Il costo medio come opportunità

L’utilizzo del costo medio per stabilire se una retta sia simbolica rischia, secondo i docenti, di limitare il dibattito alla sola dimensione fiscale, trascurando l’impatto reale sulle pari opportunità educative. Da qui la richiesta di un ripensamento complessivo delle politiche educative. Il Coordinamento rivolge al Ministro dell’Istruzione e del Merito una proposta chiara. Trasformare il costo medio per studente da semplice strumento amministrativo a base per una strategia nazionale di riequilibrio educativo.

Ciò significa riconoscere esplicitamente che la scuola secondaria di primo grado è oggi il punto più fragile del sistema e che proprio lì occorre concentrare investimenti mirati. Significa anche legare ogni misura di sostegno economico, fiscale o contributiva, a criteri rigorosi di trasparenza e di impatto sociale.

Ogni euro pubblico destinato all’istruzione, sottolinea il CNDDU, dovrebbe essere valutato per la sua capacità di ridurre le disuguaglianze, contrastare la dispersione e ampliare i diritti reali degli studenti, soprattutto di quelli provenienti dai contesti più fragili.

«L’istruzione non è un servizio a domanda individuale, ma un bene comune e un investimento collettivo sul futuro democratico del Paese», ribadisce il Coordinamento. I dati sul costo medio per studente possono e devono diventare l’occasione per rafforzare la scuola come spazio di inclusione, giustizia sociale e costruzione della cittadinanza.

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