Manduria: Video manipolato e diffamazione, solidarietà alla giornalista Marzia Baldari

Duro intervento del deputato Dario Iaia e denuncia alla Polizia Postale: la redazione de La Voce di Manduria condanna l’atto vile che colpisce una professionista e mina la libertà di informazione

Un grave episodio di diffamazione e intimidazione colpisce il mondo dell’informazione locale. Al centro dell’accaduto la giornalista Marzia Baldari, collaboratrice de La Voce di Manduria, il cui servizio di cronaca su un fatto di sangue avvenuto a Sava è stato oggetto di una manipolazione tanto volgare quanto inaccettabile.

Il video originale, relativo alla sparatoria che ha coinvolto un fruttivendolo, è stato alterato con l’inserimento di immagini pornografiche ed è successivamente circolato in alcune chat WhatsApp, con l’evidente intento di screditare la giornalista e colpire la sua reputazione professionale. Un gesto che ha suscitato indignazione e una ferma reazione non solo della redazione, ma anche del mondo politico.

A esprimere pubblicamente solidarietà è stato il deputato Dario Iaia, che ha definito l’episodio «un atto vile e inaccettabile». «Questo gesto non solo danneggia la reputazione di Marzia Baldari – ha dichiarato – ma minaccia anche la credibilità del giornalismo e il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione seria e rispettosa. È fondamentale difendere la libertà di stampa e garantire il diritto di ogni professionista di esercitare il proprio lavoro senza subire intimidazioni o attacchi mediatici». Il parlamentare ha inoltre invitato le autorità a fare piena luce sull’accaduto, affinché simili episodi non si ripetano.

La direzione de La Voce di Manduria ha annunciato il deposito di una denuncia formale alla Polizia Postale contro gli autori del video manipolato. Un atto necessario non solo per individuare chi ha realizzato il montaggio, ma anche per accertare le responsabilità di chi ha contribuito alla diffusione del materiale. La redazione ha ricordato che anche la semplice condivisione di contenuti di questo tipo costituisce reato.

Ferma la condanna dell’accaduto da parte del giornale, che ha ribadito fiducia nel lavoro delle forze dell’ordine. «Ringrazio un amico che mi ha subito avvisato della diffusione di questo video», ha dichiarato Marzia Baldari. «Si tratta di un comportamento gravissimo, che configura diffamazione, uso illecito della mia immagine e un danno serio alla mia reputazione professionale. Sono disgustata».

Un episodio che riaccende i riflettori sulla necessità di tutelare chi fa informazione e di contrastare con decisione ogni forma di violenza digitale, perché la libertà di stampa e il diritto alla verità restano pilastri imprescindibili di una società democratica.

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