Dopo il furto nella chiesa di San Luigi, le parole di don Riccardo Agresti e del presidente Unibat Savino Montaruli fotografano un’escalation criminale che mette a rischio sicurezza, economia locale e fiducia nelle istituzioni
Un nuovo episodio criminoso riaccende i riflettori sulla situazione di crescente insicurezza che attraversa la città di Andria. Il furto consumato nella chiesa di San Luigi, ai piedi di Castel del Monte, non è stato percepito come un fatto isolato, ma come l’ennesimo segnale di un territorio che vive una fase di forte tensione e di diffuso senso di abbandono.
A scuotere l’opinione pubblica sono state le parole durissime di Riccardo Agresti, parroco della chiesa di San Luigi, che ha parlato apertamente di una città sotto pressione e di una escalation che sta minando la serenità della comunità. «Andria è un territorio sotto assedio, un’escalation che sta spingendo alcuni imprenditori a ipotizzare la chiusura delle attività», ha denunciato il sacerdote, evidenziando come il problema della sicurezza non possa più essere rimandato o minimizzato.
Alle sue parole si sono aggiunte, con altrettanta durezza, quelle di Savino Montaruli, presidente di Unibat-Unionecommercio, che ha parlato di silenzi istituzionali assordanti di fronte a episodi sempre più gravi e ripetuti. «Gli ultimi episodi che hanno interessato il nostro territorio e la città di Andria non sembrano aver minimamente scosso le coscienze di chi è preposto a garantire condizioni civili e serene di convivenza», ha affermato Montaruli, sottolineando come anche il furto in chiesa sia stato accompagnato da una preoccupante assenza di risposte pubbliche.
Secondo il presidente di Unibat, se si fosse ancora in campagna elettorale, non sarebbero mancate promesse e proclami, mentre oggi prevalgono immobilismo e sottovalutazione del problema. «Le parole di don Riccardo sul senso di abbandono e sul segnale inquietante per un territorio già messo a dura prova sono un appello chiarissimo, rivolto a chi continua a minimizzare ciò che mina la sicurezza dei cittadini e delle imprese», ha aggiunto.
Il quadro tracciato è quello di un territorio che dovrebbe rappresentare un polo culturale e turistico, ma che rischia di trasformarsi in una terra di conquista per la criminalità. Furti, danneggiamenti, incursioni e atti intimidatori stanno colpendo attività produttive, aziende agricole e strutture ricettive, alimentando un clima di paura tra gli imprenditori, sempre più soli e sfiduciati. «Quando gli imprenditori iniziano ad aver paura di stare nei luoghi di lavoro e perdono fiducia nella politica e nelle istituzioni, significa che il filo si è spezzato», ha rimarcato Montaruli.
Preoccupazione che non riguarda solo il mondo economico, ma anche i residenti, in particolare coloro che hanno scelto di restare nelle campagne e nelle zone più esposte. «Come si fa a resistere quando attorno c’è solo isolamento e silenzio?», è l’interrogativo che emerge con forza da un territorio che chiede controlli costanti e una presenza reale delle istituzioni.
Nel suo intervento, don Riccardo Agresti ha inoltre evidenziato una «carenza di controlli ritenuta cronica» e la consapevolezza che «tavoli istituzionali e controlli straordinari non possono sostituire una presenza quotidiana sul territorio». Senza sicurezza diffusa, ha avvertito il sacerdote, «tutto il sistema rischia di crollare».
Parole che, insieme alla denuncia di Unibat, restituiscono l’immagine di una città che chiede risposte immediate e concrete. Un grido d’allarme che va oltre il singolo episodio e che chiama in causa politica, istituzioni e responsabilità collettive, prima che la paura e la rassegnazione producano effetti irreversibili sull’economia e sulla coesione sociale di Andria.







