In punta di penna – L’editoriale di Alessandro Nardelli, direttore di In Puglia 24: Una foto, un busto e una responsabilità che pesa

La foto della presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo accanto al busto di Benito Mussolini non è solo uno scivolone personale, ma un gesto che tocca la credibilità delle istituzioni. In un Paese che ha pagato a caro prezzo la libertà, chi rappresenta lo Stato deve ricordare che la memoria non è un dettaglio: è la bussola morale della democrazia

di ALESSANDRO NARDELLI, Direttore di In Puglia 24 – Ci sono immagini che non hanno bisogno di essere spiegate. Parlano da sole, gridano più di mille parole, scavano un solco tra ciò che dovrebbe essere la dignità di un’istituzione e la leggerezza – chiamiamola così – di chi la rappresenta. La foto emersa da Report, che ritrae la presidente della Commissione Antimafia Chiara Colosimo sorridente accanto a un busto di Benito Mussolini, è una di quelle immagini che feriscono il senso civico del Paese.

Certo, la deputata di Fratelli d’Italia ha ammesso di aver fatto una cavolata. Ma la questione non si chiude con una battuta o con un imbarazzo tardivo. Perché qui non è in gioco la libertà individuale di un cittadino – che pure dovrebbe avere memoria e misura – ma la credibilità di una carica istituzionale che incarna la lotta alle mafie, alle zone grigie, a tutto ciò che odora di sopraffazione e violenza.

E allora no, non può essere derubricato tutto a “una goliardata del passato”. Non si tratta di folklore, né di una nostalgia pittoresca. È un gesto che affonda le mani nella storia più buia del nostro Paese, quella in cui la libertà era negata, la stampa imbavagliata, gli oppositori perseguitati. E chi oggi guida la Commissione Antimafia – simbolo della democrazia che si difende dal potere criminale – non può permettersi di scherzare con quel passato.

C’è un dovere morale prima ancora che politico: quello di rappresentare la Repubblica con la serietà che il ruolo impone. Chi combatte le mafie deve essere esempio, non ambiguità.

Chi siede in Parlamento deve conoscere il peso della storia, non giocare a smussarne gli angoli.

Perché una foto non è solo un ricordo: è una scelta, è un messaggio. E se quel messaggio arriva da chi presiede l’Antimafia, la Nazione ha il diritto – e forse anche il dovere – di indignarsi.

Una cosa è certa: mai e poi mai un gesto del genere può essere derubricato come folklore o come un gesto fuori dal tempo. Perché certi simboli non appartengono al passato, ma alla memoria. E la memoria, in democrazia, è sacra.

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