A Taranto il Capo di Stato Maggiore della Marina, la CISL FP riapre la vertenza Difesa

Dal confronto alla Base Navale di San Vito emergono le criticità sul futuro del personale civile, tra piano industriale incerto, carenza di organici, rischio esternalizzazioni e la richiesta di un coinvolgimento diretto delle istituzioni locali

Si è svolto a Taranto, presso la Base Navale di San Vito, l’incontro tra le Organizzazioni sindacali e il nuovo Capo di Stato Maggiore della Marina Militare. Un confronto definito franco e diretto, dal quale sono emerse con chiarezza le criticità che interessano il territorio ionico e, più in generale, il futuro del personale civile della Difesa.

A intervenire con una presa di posizione articolata è stata la CISL FP Taranto Brindisi, che ha sintetizzato i temi affrontati in un documento, chiedendo la riapertura della vertenza Difesa e il coinvolgimento attivo delle istituzioni locali.

Uno dei punti centrali riguarda il piano industriale per gli Stabilimenti Industriali e per l’Arsenale. Per Taranto e Brindisi la tenuta industriale è considerata vitale.

Il sindacato ha ribadito che non è più tempo di incertezze e che occorre conoscere con chiarezza le prospettive future, le competenze da valorizzare e le relazioni con l’industria privata. È stato evidenziato il rischio concreto che le strutture della Marina possano trasformarsi in semplici “scatole vuote”, private di conoscenze e progressivamente svuotate a vantaggio di esternalizzazioni senza benefici per l’economia e l’occupazione del territorio.

In questo contesto è stata richiesta un’analisi comparativa dei costi tra attività svolte internamente e quelle affidate all’esterno, nella convinzione che i lavoratori civili rappresentino una risorsa non solo strategica ma anche economicamente sostenibile, da valorizzare e non da dismettere.

Altro capitolo critico è quello degli organici. La carenza di personale civile viene definita drammatica e strutturale. Secondo la CISL FP, al fallimento della legge 244 del 2012 devono seguire iniziative più incisive da parte dei vertici militari e delle istituzioni. L’obiettivo indicato è il ripristino di un organico nazionale di 30.000 unità, senza il quale i territori di Taranto e Brindisi rischierebbero di perdere almeno 2.000 posti di lavoro. Da qui la richiesta di concorsi più rapidi, con procedure semplificate e un numero di posti adeguato, e la ferma opposizione a qualsiasi ipotesi di taglio occupazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al personale transitato, considerato una risorsa preziosa da impiegare non solo in ambiti amministrativi ma anche in attività logistiche e di supporto, come vigilanza, servizi portuali, centrali elettriche, impianti tecnologici e assistenza alle unità navali, per evitare ulteriori e costose esternalizzazioni.

Sul fronte dei servizi e del benessere del personale civile, il sindacato ha espresso una critica netta alla gestione degli Organismi di Protezione Sociale, in particolare per quanto riguarda Saint Bon e la Sezione Nautica. Secondo la CISL FP, negli anni queste attività si sarebbero trasformate in iniziative speculative, con una compressione dei diritti dei lavoratori. È stata ribadita la necessità di restituire la gestione delle attività sociali ai dipendenti civili e alle loro famiglie, per recuperare lo spirito originario della protezione sociale.

La CISL FP Taranto Brindisi ha infine confermato la prosecuzione della mobilitazione sul territorio. «Non accetteremo alcun taglio occupazionale e continueremo a chiedere scelte chiare, trasparenti e rispettose del lavoro civile della Difesa», è la linea ribadita dal segretario territoriale Umberto Renna, che ha sottolineato come la vertenza Difesa resti una questione centrale per il futuro economico e sociale dell’area ionica.

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