Ad Ostuni esperti e istituzioni a confronto sull’antibioticoresistenza: focus sulle strategie One Health

Al Monte Sarago il convegno promosso dalla Asl Brindisi con il contributo di scienziati, medici e professionisti del settore sanitario e ambientale

Le strategie per contrastare l’antibioticoresistenza attraverso il paradigma One Health sono state al centro del convegno “La convergenza multidisciplinare nella lotta alla resistenza antimicrobica in ottica One Health”, ospitato il 6 maggio all’Hotel Monte Sarago di Ostuni.

L’iniziativa è stata organizzata dalla Asl Brindisi con il patrocinio della Regione Puglia e della Società Italiana di Igiene – Sezione Apulo-Lucana, riunendo professionisti della sanità, del mondo accademico e delle istituzioni impegnati sui temi della salute pubblica, della prevenzione e della tutela ambientale.

Responsabili scientifici del convegno Stefano Termite, direttore del Dipartimento di Prevenzione della Asl Brindisi, e Vito Pietro Magli, responsabile vicario della UOSD Sicurezza Alimentare e Antibioticoresistenza.

Il modello One Health

Al centro dei lavori il modello One Health, approccio integrato che mette in relazione salute umana, salute animale e ambiente, considerato sempre più fondamentale per affrontare fenomeni complessi come la resistenza antimicrobica.

Ad aprire il convegno è stata la virologa e scienziata di fama internazionale Ilaria Capua, intervenuta sul tema della “salute circolare” e sulle prospettive future delle politiche sanitarie globali basate sulla collaborazione multidisciplinare.

I dati sull’antibioticoresistenza

Nel corso dell’incontro, Stefano Termite ha evidenziato la gravità del fenomeno a livello mondiale e nazionale.

«L’antimicrobicoresistenza rappresenta oggi una delle principali emergenze di sanità pubblica», ha dichiarato.

Secondo i dati illustrati durante il convegno, ogni anno nel mondo circa 1,27 milioni di persone muoiono per problematiche correlate alla resistenza agli antibiotici, di cui circa 12mila in Italia.

Nel nostro Paese, inoltre, circa 200mila pazienti ricoverati svilupperebbero infezioni associate all’antibioticoresistenza, mentre il 4% dei decessi ospedalieri sarebbe riconducibile a queste condizioni.

Particolarmente rilevante anche l’impatto economico, stimato in oltre 2,4 miliardi di euro a livello nazionale.

«Ridurre la diffusione delle resistenze significa tutelare la salute delle persone e garantire una maggiore sostenibilità del sistema sanitario», ha aggiunto Termite.

Le strategie di contrasto

Nel corso dei lavori sono state approfondite diverse strategie di contrasto, tra cui lo sviluppo di nuovi antibiotici, la ricerca vaccinale, il rafforzamento della governance sanitaria e l’utilizzo più appropriato degli antimicrobici sia in medicina umana che veterinaria.

Ampio spazio è stato dedicato anche al tema ambientale. Gli esperti hanno infatti evidenziato come gli antibiotici dispersi nelle acque reflue possano contribuire alla selezione di microorganismi sempre più resistenti e difficili da trattare.

Ambiente, salute e monitoraggio

Tra i relatori anche Vito Bruno, direttore generale di Arpa Puglia, che ha illustrato il ruolo delle agenzie ambientali nell’approccio One Health e nelle attività di integrazione tra ambiente e salute.

Giuseppe Bortone, direttore del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità, ha invece approfondito il tema del monitoraggio ambientale dell’antibioticoresistenza, soffermandosi sul fenomeno definito “back to human”, ovvero il ritorno all’uomo di microorganismi antibioticoresistenti presenti nell’ambiente e nel sistema animale.

Bortone ha inoltre richiamato il ruolo del Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR), definendolo un esempio concreto di integrazione tra monitoraggio ambientale e sorveglianza sanitaria.

Il ruolo della medicina veterinaria

Nel corso del convegno è intervenuto anche Pasquale De Palo, direttore del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Bari, che ha illustrato le tecniche di allevamento finalizzate alla riduzione dell’utilizzo di antibiotici negli animali destinati alla produzione alimentare.

Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema dei passaggi di specie tra uomo e animale e alle possibili implicazioni sanitarie.

L’incontro si è concluso con la condivisione della necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, sanità, ricerca scientifica e settore ambientale per affrontare in maniera efficace una problematica sempre più centrale nelle politiche sanitarie internazionali.

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