Taranto, Acciaierie d’Italia ferma temporaneamente l’Altoforno 4 per manutenzione programmata

Dal 10 novembre lo stop tecnico nello stabilimento siderurgico. L’azienda in Amministrazione Straordinaria assicura piena trasparenza e il rispetto di tutte le procedure ambientali previste dall’AIA. Il M5S attacca il Governo: «Fallimento totale sull’ex Ilva»

La società Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria ha annunciato che il prossimo 10 novembre 2025 l’Altoforno 4 dello stabilimento di Taranto sarà fermato temporaneamente per consentire lo svolgimento di manutenzioni programmate.

In una nota diffusa il 7 novembre, l’azienda ha sottolineato che l’intervento avverrà in conformità con le disposizioni e le autorizzazioni vigenti, informando preventivamente tutti gli enti competenti. Durante la fermata e il successivo riavvio, resteranno attivi i sistemi di tutela ambientale e di monitoraggio previsti dall’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Acciaierie d’Italia ha ribadito che, come da prassi, le procedure previste dall’autorizzazione garantiranno la corretta esecuzione delle manutenzioni e la minimizzazione delle ricadute ambientali, assicurando piena trasparenza nell’applicazione dei controlli e nella gestione delle fasi operative.

Le reazioni politiche

La notizia della fermata dell’ultimo altoforno operativo ha scatenato immediate reazioni sul piano politico.

In una nota, il vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Mario Turco, ha duramente attaccato il Governo Meloni, parlando di “fallimento totale” nella gestione dell’ex Ilva.

«Oltre due miliardi di euro di denaro pubblico sono stati bruciati senza risultati – afferma Turco – due bandi di gara andati deserti, un’azienda valutata un euro in sede di cessione, impianti sotto sequestro e oggi lo spegnimento dell’ultimo altoforno di Taranto. È la prova del disastro industriale e politico di chi aveva promesso la rinascita e ha invece decretato la resa.»

Turco ha poi chiesto chiarezza sull’utilizzo dei fondi pubblici e garanzie per i lavoratori e per le imprese dell’indotto, denunciando la contraddizione di chi “ha autorizzato la continuità produttiva a carbone per altri 12 anni (AIA)” e ora “lascia un territorio devastato e migliaia di famiglie senza futuro”.

L’episodio segna un nuovo capitolo nella complessa vicenda dell’ex Ilva, con un impianto chiave fermo e una situazione industriale e occupazionale che resta al centro di un acceso dibattito nazionale.

- Advertisement -spot_img

Ultime Notizie

NOTIZIE CORRELATE