Il consigliere e assessore regionale Fabiano Amati denuncia irregolarità nella gestione del servizio di assistenza domiciliare integrata: «Contratti non autorizzati, personale incerto e mancanza di trasparenza. La Regione decida subito per salvaguardare servizio e lavoratori»
Toni duri da parte del consigliere e assessore regionale Fabiano Amati sulla gestione del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) della ASL di Brindisi.
In un comunicato diffuso ieri, Amati ha espresso forte preoccupazione per quanto emerso dalle risposte fornite dalla ASL ai quesiti della Regione, definendo la situazione “inquietante” e chiedendo una decisione immediata per garantire la continuità e la legalità del servizio.
«Sulla premessa che nessuna proroga può essere concessa e che bisogna decidere entro pochi giorni – afferma Amati – la ASL ha fornito risposte che lasciano più dubbi che certezze: parliamo di una pubblica fornitura e di un servizio essenziale, eppure permangono anomalie e mancanza di trasparenza».
Secondo il consigliere, la ASL avrebbe dichiarato 305 operatori addetti, a fronte dei 238 sanitari e 9 amministrativi indicati dalle sigle sindacali, di cui una quarantina a partita IVA, in un servizio che dovrebbe invece basarsi su stabilità e continuità occupazionale.
A preoccupare, inoltre, la mancanza del nominativo del Responsabile della collaborazione gestionale (Re.Co.Ge.), figura indispensabile per il controllo del servizio.
Amati segnala anche gravi criticità organizzative e gestionali, tra cui:
- Servizi aggiuntivi mai attivati nonostante il rinnovo triennale;
- Protocollo farmaceutico fermo al 2017 e ancora basato su procedure cartacee;
- Modello informatico di approvvigionamento dei materiali sanitari mai attuato;
- Contratto di locazione della sede della Centrale Operativa con canone non dichiarato;
- Rinnovo del contratto con la cooperativa San Bernardo, del valore di circa 30 milioni di euro, stipulato senza preventiva autorizzazione regionale.
Ulteriori dubbi emergono anche sulla gestione delle autovetture utilizzate dal servizio: dalle 11 previste si è passati a 100 mezzi, di proprietà del partner privato, ma con costi non chiariti per carburante, manutenzione e assicurazioni.
«Ci sono omissioni, risposte parziali e un clima di incertezza che penalizza cittadini e operatori – conclude Amati –. Qui non si tratta di polemica, ma di legalità e trasparenza. La Regione deve intervenire subito con una decisione chiara e definitiva, indicando l’unico modello sostenibile: la gestione diretta del servizio. Non possiamo permettere che un servizio così delicato continui a vivere tra zone grigie e ambiguità amministrative».
Il caso dell’ADI di Brindisi si conferma così al centro di un confronto politico e istituzionale che chiama in causa la trasparenza, l’efficienza e la tutela dei lavoratori in un servizio essenziale per migliaia di utenti del territorio.







