Dopo il commissariamento del Comune, conferenza pubblica per ricostruire le cause della rottura con l’ex sindaco Angelo Pomes
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FRASE CHIAVE: crisi amministrativa Ostuni
Dopo il commissariamento del Comune di Ostuni, gli ex consiglieri dell’area socialista sono tornati pubblicamente sulle ragioni che hanno portato alla fine anticipata dell’amministrazione guidata dall’ex sindaco Angelo Pomes. Nel corso di una conferenza pubblica, trasmessa da Radiostuni, il gruppo ha ricostruito i passaggi politici e amministrativi che, a loro giudizio, avrebbero determinato la frattura definitiva nella maggioranza uscita dalle urne nel 2023.
Al centro degli interventi, la revoca delle deleghe ai tre assessori socialisti avvenuta il 4 luglio 2025, indicata come il momento di rottura del rapporto fiduciario con il sindaco. Una decisione definita dagli intervenuti come un atto improvviso, assunto senza confronto politico e senza una discussione interna alla coalizione.
La rottura politica e le accuse all’ex maggioranza
Ad aprire gli interventi della conferenza stampa è stata l’ex consigliera comunale Rosa Santoro, che ha ripercorso le fasi politiche che hanno portato alla rottura definitiva tra l’area socialista e l’ex sindaco Angelo Pomes, alternando riflessioni personali, accuse politiche e critiche all’operato dell’ultima amministrazione comunale.
Nel suo intervento, Santoro ha ricordato il clima della campagna elettorale del 2023, sottolineando il forte impegno personale e politico profuso dal gruppo socialista per sostenere la candidatura di Angelo Pomes alla guida della città. Un sostegno che – secondo quanto dichiarato – sarebbe stato garantito anche in un momento personale difficile, nel rispetto degli impegni assunti con gli elettori e con la coalizione di centrosinistra.
L’ex consigliera ha quindi spiegato di sentirsi oggi in dovere di chiedere scusa ai propri elettori, non per aver contribuito allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale, ma per aver sostenuto politicamente una figura che – a suo dire – si sarebbe rivelata diversa rispetto all’immagine proposta durante la campagna elettorale.
Nel passaggio centrale del suo intervento, Rosa Santoro ha indicato nel 4 luglio 2025 il momento della rottura definitiva all’interno della maggioranza, definendo la revoca degli assessori socialisti una vera e propria “imboscata politica”, consumata – secondo la sua ricostruzione – senza alcun confronto preventivo con gli interessati e con il gruppo consiliare socialista. Una decisione che avrebbe trasformato di fatto la componente socialista da forza di maggioranza a opposizione interna all’amministrazione.
Santoro ha inoltre sostenuto che il gruppo socialista sarebbe stato progressivamente isolato perché ritenuto “scomodo” all’interno degli equilibri politici della maggioranza, parlando di una scelta politica finalizzata a liberarsi di una componente giudicata troppo critica rispetto ad alcune decisioni amministrative.
Ampio spazio è stato dedicato anche ai temi amministrativi. L’ex consigliera ha criticato la mancata realizzazione della nuova zona 167, indicata come una delle principali occasioni perse per contrastare lo spopolamento cittadino e favorire l’accesso alla casa per le giovani famiglie. Secondo Santoro, il tema sarebbe stato sollevato più volte dal gruppo socialista senza però ottenere risposte concrete dall’amministrazione.
Tra i punti contestati anche la gestione della cosiddetta “definizione agevolata” dei tributi locali che sarebbe dovuta approdare nel Consiglio comunale del 30 aprile 2026. Secondo quanto sostenuto dall’ex consigliera, il provvedimento avrebbe previsto agevolazioni limitate solo ad alcune categorie di contribuenti, escludendo invece numerosi cittadini già interessati da procedure dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Santoro ha evidenziato come molti altri Comuni pugliesi avessero invece adottato misure più ampie di rateizzazione e rottamazione dei debiti tributari.
Nel suo intervento sono emerse critiche anche sulla mancata approvazione del nuovo regolamento NCC (noleggio con conducente), tema che – secondo l’ex consigliera – sarebbe rimasto bloccato per anni, penalizzando nuovi operatori economici interessati a entrare nel settore del trasporto turistico. Santoro ha inoltre parlato delle problematiche legate alla viabilità del centro storico, alla gestione dei bus turistici e alla carenza di regolamentazione per la sosta dei pullman diretti verso il centro cittadino.
L’ex consigliera ha poi affrontato il tema delle opere pubbliche e della manutenzione urbana, criticando quella che ha definito una gestione disomogenea degli interventi nelle contrade rurali e segnalando situazioni di degrado e opere incomplete, tra cui gli interventi nell’area di Largo Risorgimento.
Un ulteriore passaggio ha riguardato il Parco Naturale Regionale delle Dune Costiere, organismo di cui Rosa Santoro ha fatto parte dal 2021 al 2025. Secondo quanto dichiarato, il mancato rinnovo tempestivo degli organi amministrativi avrebbe contribuito a rallentare le attività del Parco, lasciando il peso gestionale quasi esclusivamente sulle strutture tecniche.
Nel finale del suo intervento, Rosa Santoro ha riconosciuto la complessità dell’attività amministrativa, sostenendo però che governare una città richieda capacità di scegliere collaboratori adeguati e di anteporre l’interesse collettivo a quello personale. Una riflessione conclusiva che si è trasformata in una critica diretta all’ex sindaco Angelo Pomes, accusato di essersi circondato – secondo le parole dell’ex consigliera – «delle persone sbagliate».
Bilancio, tributi e scelte amministrative
Ampio spazio è stato dedicato anche alle questioni di bilancio con l’intervento dell’ex consigliere Andrea Pinto, già assessore al bilancio e all’urbanistica del Comune di Ostuni. Pinto ha rivendicato la propria permanenza nei banchi dell’opposizione dopo la rottura politica con la maggioranza, respingendo le accuse di chi, nei mesi precedenti, aveva ipotizzato un suo passaggio a sostegno dell’ex sindaco Angelo Pomes.
Nel suo intervento, Pinto ha richiamato il valore della lealtà politica e ha ricordato la scelta compiuta nel 2023 dal gruppo socialista di sostenere il progetto di ricostruzione del centrosinistra ostunese. Una scelta definita non semplice, soprattutto per il rapporto con il Partito Democratico, indicato come interlocutore principale ma anche come soggetto politico con cui, negli anni, si sarebbero consumate fratture e trasformismi.
L’ex consigliere ha poi ricostruito il passaggio del 4 luglio 2025, giorno della revoca delle deleghe ai tre assessori socialisti. Secondo Pinto, quella decisione sarebbe stata assunta con un «colpo di spugna» e comunicata tramite una semplice PEC, senza un confronto politico preventivo e senza una spiegazione diretta agli interessati. Da quel momento, a suo giudizio, la maggioranza avrebbe perso stabilità e credibilità politica.
Pinto ha contestato anche la narrazione secondo cui il Consiglio comunale sarebbe stato il luogo naturale in cui chiarire la crisi. Secondo l’ex consigliere, negli ultimi mesi la convocazione delle sedute consiliari sarebbe stata condizionata dagli equilibri fragili della maggioranza e dalla necessità di garantire la presenza di tutti i consiglieri necessari a mantenere il numero legale. Un quadro che, a suo dire, avrebbe dimostrato la debolezza strutturale dell’amministrazione.
Sul piano finanziario, Pinto ha criticato la gestione dell’ente, soffermandosi sull’indebitamento, sugli avanzi di bilancio e sulla capacità di riscossione del Comune. L’ex consigliere ha sostenuto che un Comune non dovrebbe presentare l’avanzo come un risultato da esibire, soprattutto quando quelle somme derivano anche da crediti difficili da riscuotere e non immediatamente utilizzabili per rispondere ai bisogni dei cittadini.
Tra i passaggi più duri, quello sui mutui e sul debito pro capite. Secondo Pinto, l’amministrazione avrebbe incrementato l’indebitamento dell’ente, passando da un debito pro capite di circa 320 euro nel 2023 a circa 1.000 euro al 31 dicembre 2025. Una situazione che, a suo giudizio, contrasterebbe con la rappresentazione pubblica di bilanci solidi e risultati positivi.
L’ex consigliere ha poi richiamato alcune vicende amministrative considerate emblematiche, tra cui il progetto Ladisa, l’ipotesi di affidamento venticinquennale e la questione degli oneri di urbanizzazione legati alla struttura Vista Ostuni. Su quest’ultimo punto, Pinto ha contestato la scelta di compensare circa 800mila euro di oneri con opere da realizzare, chiedendosi perché il Comune non avesse incassato direttamente le somme per poi procedere autonomamente alla realizzazione degli interventi.
Nel suo intervento non sono mancate critiche anche alla gestione degli eventi e degli spettacoli, in particolare rispetto ai costi sostenuti per il montaggio del palco e per alcune iniziative turistiche. Pinto ha sostenuto che la caduta dell’amministrazione non significhi automaticamente la cancellazione dei concerti, essendo molti eventi legati a organizzatori privati, ma ha messo in discussione il modello di spesa seguito dall’assessorato al turismo.
Infine, Pinto ha allargato il ragionamento al piano politico provinciale e regionale, criticando il ruolo del Partito Democratico e di alcuni esponenti istituzionali nella gestione della crisi ostunese e nell’elezione di Pomes alla presidenza della Provincia di Brindisi. Nel finale ha espresso solidarietà all’ex vicesindaca Laura Greco, dopo gli attacchi ricevuti nei giorni successivi alle dimissioni notarili.
Urbanistica, opposizione e crisi politica
Nel corso della conferenza è intervenuto anche l’ex consigliere comunale Giovanni Parisi, già presidente della Commissione Urbanistica, che ha difeso la scelta dei tredici consiglieri dimissionari respingendo le accuse di irresponsabilità rivolte nelle ultime settimane agli ex componenti della maggioranza.
Parisi ha sostenuto che le tensioni politiche e amministrative fossero ormai evidenti da tempo e ha ricordato le difficoltà vissute anche dai consiglieri di opposizione nell’ottenere documentazione amministrativa completa e accesso agli atti. Un passaggio con cui l’ex consigliere ha cercato di spiegare il clima di forte contrapposizione che avrebbe caratterizzato gli ultimi mesi dell’amministrazione.
Nel suo intervento, Parisi ha difeso in particolare la posizione dell’ex vicesindaca Laura Greco, definendola una figura coerente e da sempre sensibile ai temi ambientali. Secondo quanto dichiarato, proprio le divergenze legate ai progetti urbanistici e alle trasformazioni territoriali – tra cui il progetto Mogale – avrebbero contribuito ad accentuare la frattura politica interna alla maggioranza.
L’ex presidente della Commissione Urbanistica ha inoltre accusato l’ex sindaco Angelo Pomes di aver tentato, nei mesi precedenti alla caduta dell’amministrazione, di ricompattare la maggioranza attraverso contatti individuali con alcuni consiglieri comunali. Parisi ha però rivendicato la scelta del gruppo socialista di restare compatto fino alla decisione finale delle dimissioni notarili.
Secondo l’ex consigliere, la scelta dei tredici dimissionari non sarebbe stata dettata da logiche personali o da vendette politiche, ma dalla convinzione di dover interrompere un’esperienza amministrativa ormai ritenuta esaurita. «Abbiamo ridato alla città la possibilità di rinascere», è stato il messaggio conclusivo del suo intervento.
Le riflessioni sul futuro politico e sui conflitti di interesse
Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Cataldo Melpignano, già consigliere comunale dell’area socialista, che ha ricordato la propria decisione di dimettersi mesi prima della caduta dell’amministrazione, definendola una scelta di protesta maturata dopo aver constatato – a suo dire – il progressivo svuotamento politico del Consiglio comunale.
Melpignano ha sostenuto di aver compreso già alla fine di gennaio come l’esperienza amministrativa fosse arrivata a un punto di non ritorno, parlando di un Consiglio comunale privo di progettualità politica e incapace di esprimere una visione condivisa per il futuro della città.
Nel suo intervento, l’ex consigliere ha inoltre denunciato quella che ha definito una situazione di “macro conflitto di interessi”, facendo riferimento ai rapporti tra progettazioni urbanistiche, incarichi professionali e gestione politica delle pratiche legate al territorio. Un passaggio con cui Melpignano ha ribadito la distanza ormai insanabile tra il gruppo socialista e l’ex maggioranza guidata da Angelo Pomes.
L’ex consigliere ha quindi invitato il centrosinistra ostunese a ripartire da nuove regole condivise, proponendo una riflessione politica più ampia sui comportamenti amministrativi, sulle campagne elettorali e sul rapporto tra politica e interessi privati. Secondo Melpignano, la crisi politica che ha portato allo scioglimento anticipato del Consiglio comunale dovrebbe rappresentare l’occasione per costruire un nuovo percorso politico fondato su maggiore trasparenza, confronto interno e partecipazione democratica.
Nel finale del suo intervento ha lanciato un appello alla ricostruzione politica della città, invitando le forze civiche e politiche disponibili al confronto a superare – come ha affermato – «i castelli di sabbia» e le logiche personalistiche che avrebbero caratterizzato gli ultimi anni amministrativi.
Urbanistica, servizi e interessi privati
Molto duro l’intervento dell’ex assessore Giuseppe Tanzarella, che ha ricostruito pubblicamente le ragioni della rottura politica con l’ex sindaco Angelo Pomes, tornando sulla revoca delle deleghe agli assessori socialisti avvenuta il 4 luglio 2025. Tanzarella ha parlato di una decisione improvvisa e assunta senza alcun confronto preventivo, spiegando come il decreto di revoca sarebbe stato notificato poche ore dopo una normale riunione di giunta nella quale, secondo quanto riferito, non vi sarebbe stato alcun segnale di crisi imminente.
Nel suo intervento, l’ex assessore ha chiesto pubblicamente scusa agli elettori del centrosinistra per aver sostenuto la candidatura di Pomes nel 2023, sostenendo che il progetto politico originario sarebbe stato progressivamente sacrificato in favore di interessi urbanistici e privati. Secondo Tanzarella, la frattura si sarebbe consumata soprattutto su alcuni dossier strategici legati all’urbanistica, alle opere pubbliche e ai partenariati pubblico-privati.
Tra i temi centrali affrontati, la vicenda relativa al progetto Ladisa, più volte indicato come uno degli elementi principali di scontro interno alla maggioranza. Tanzarella ha contestato duramente l’ipotesi di partenariato pubblico-privato che avrebbe previsto l’affidamento venticinquennale del servizio mensa scolastica a favore della società privata, definendo l’operazione sproporzionata e priva di adeguate garanzie di interesse pubblico.
Secondo quanto sostenuto dall’ex assessore, il progetto prevedeva la realizzazione di un centro cottura nella zona industriale e servizi accessori come mensa sociale e supermercato solidale, ma senza reali benefici strutturali per il Comune. Tanzarella ha inoltre evidenziato come l’investimento privato avrebbe potuto beneficiare di agevolazioni fiscali legate alla ZES e di ulteriori opportunità di finanziamento pubblico, sostenendo che il Comune avrebbe potuto realizzare autonomamente un’infrastruttura simile senza vincolarsi per 25 anni.
Nel corso dell’intervento sono state mosse accuse politiche molto pesanti anche rispetto alle pressioni esercitate – secondo quanto dichiarato – per accelerare l’approvazione degli atti amministrativi collegati al progetto. Tanzarella ha parlato di continue sollecitazioni rivolte ai dirigenti comunali e di un clima interno che avrebbe progressivamente compromesso il normale equilibrio amministrativo.
L’ex assessore ha poi allargato il ragionamento ad altri temi urbanistici e amministrativi, citando il progetto di Mogale, la gestione degli impianti sportivi, il dragaggio del porto, le opere pubbliche annunciate e il rapporto tra amministrazione e imprenditoria privata. Secondo Tanzarella, l’amministrazione avrebbe privilegiato la comunicazione e l’immagine pubblica rispetto alla pianificazione concreta e alla tutela dell’interesse collettivo.
Nel suo lungo intervento, Tanzarella ha inoltre criticato la gestione della Tari, delle politiche turistiche, dell’ospedale cittadino e della programmazione urbanistica, sostenendo che il Comune avrebbe progressivamente perso capacità di difendere i servizi strategici e gli interessi della città nei confronti di altri livelli istituzionali.
L’ex assessore ha rivendicato il ruolo svolto dal gruppo socialista nel contenimento della pressione fiscale attraverso l’utilizzo della tassa di soggiorno per calmierare la Tari, accusando invece l’ex amministrazione di voler destinare maggiori risorse a eventi e spettacoli.
Secondo Tanzarella, la crisi amministrativa sarebbe stata il risultato di una maggioranza ormai logorata da tensioni interne, equilibri precari e continue mediazioni politiche. Da qui la scelta dei tredici consiglieri comunali di dimettersi davanti al notaio, decisione definita come l’unico strumento possibile per restituire la parola ai cittadini e interrompere un’esperienza amministrativa considerata ormai priva di coesione politica.
Molto duro l’intervento dell’ex assessore Giuseppe Tanzarella, che ha ricostruito la vicenda della revoca delle deleghe e ha collegato la rottura politica ad alcune scelte ritenute non condivisibili in materia di urbanistica e servizi.
Tra i dossier citati, il progetto in località Mogale, la questione del partenariato pubblico-privato legato al servizio mensa e l’ipotesi di affidamento a lungo termine. Tanzarella ha sostenuto che alcune iniziative avrebbero privilegiato interessi privati rispetto all’interesse pubblico, contestando la mancanza di confronto e di trasparenza politica.
L’ex assessore ha rivendicato inoltre il ruolo svolto dal gruppo socialista nella gestione di alcune scelte amministrative, tra cui il contenimento della Tari attraverso l’utilizzo della tassa di soggiorno.
Le dimissioni dal notaio
Nel corso della conferenza, gli ex amministratori hanno respinto l’accusa di irresponsabilità legata alle dimissioni davanti al notaio. Secondo il gruppo, quella scelta sarebbe stata l’unico strumento politico rimasto per interrompere un’esperienza amministrativa ormai priva di coesione e di prospettiva.
Gli intervenuti hanno sottolineato che il Consiglio comunale, dopo la frattura del luglio 2025, non sarebbe più stato un luogo reale di confronto politico, ma uno spazio formale nel quale molte domande sarebbero rimaste senza risposta.
Il futuro politico della città
L’ex consigliere Cataldo Melpignano ha parlato della necessità di costruire un nuovo percorso politico, fondato su regole condivise e comportamenti chiari. Secondo Melpignano, la crisi deve diventare l’occasione per superare personalismi e logiche di potere, restituendo centralità alla programmazione e alla responsabilità amministrativa.
Anche Giovanni Parisi ha difeso la scelta dei tredici consiglieri dimissionari, sostenendo che il loro gesto avrebbe restituito alla città la possibilità di ripartire. Nel suo intervento ha richiamato anche il ruolo dell’ex vicesindaca Laura Greco, esprimendole solidarietà per gli attacchi ricevuti dopo la firma delle dimissioni.
Il confronto pubblico e la difesa delle dimissioni notarili
Nel corso della conferenza stampa degli ex consiglieri dell’area socialista è intervenuta anche l’ex consigliera comunale Madia Roma, indicata dagli stessi promotori dell’iniziativa come esempio della compattezza e della coerenza politica del gruppo dopo la crisi culminata con lo scioglimento anticipato del Consiglio comunale di Ostuni.
Introducendo il suo intervento, è stato sottolineato come la sua esperienza in Consiglio sia durata soltanto pochi giorni prima della decisione collettiva di dimettersi davanti al notaio, scelta che – secondo i relatori – avrebbe rappresentato un gesto di lealtà politica e di rispetto nei confronti degli elettori.
Nel suo intervento, Madia Roma ha rigettato con fermezza la narrazione di una presunta “imboscata politica”, sostenendo invece che la crisi fosse evidente da tempo e che il ricorso alle dimissioni notarili sia stato soltanto l’epilogo di una frattura ormai insanabile. «Non abbiamo fatto nessuna imboscata», ha dichiarato, spiegando come le tensioni interne e le divergenze politiche fossero già emerse pubblicamente durante le sedute del Consiglio comunale.
L’ex consigliera ha parlato di un clima politico che, a suo giudizio, si sarebbe progressivamente allontanato dai bisogni reali della città. Secondo quanto affermato, nei consigli comunali si sarebbe discusso sempre meno dei problemi concreti dei cittadini e sempre più di questioni politiche e dinamiche interne alla maggioranza.
Nel passaggio centrale del suo intervento, Madia Roma ha spiegato che la decisione di lasciare l’amministrazione sarebbe nata dalla volontà di «rispettare la gente» e gli impegni assunti durante la campagna elettorale del 2023. Un riferimento diretto anche alle scuse pubbliche pronunciate dall’ex sindaco Angelo Pomes nei confronti degli elettori dell’area socialista, gesto che l’ex consigliera ha ritenuto non necessario.
L’ex consigliera ha inoltre ribadito la volontà del gruppo di proseguire un percorso politico alternativo, fondato – secondo quanto dichiarato – su correttezza, trasparenza e coerenza amministrativa, invitando i cittadini a partecipare attivamente al confronto pubblico e a non lasciarsi influenzare dalle polemiche circolate nelle ultime settimane.
Un centrosinistra da ricostruire
Dagli interventi è emersa una forte critica al Partito Democratico locale e regionale, accusato dagli ex socialisti di non aver ricomposto la frattura e di aver lasciato deteriorare il quadro politico. Il gruppo ha rivendicato la propria storia e il proprio peso elettorale, escludendo la possibilità di tornare a schemi politici fondati sugli stessi equilibri che hanno portato alla crisi.
La conferenza si è chiusa con un lungo e articolato intervento di Domenico Tanzarella, che ha trasformato il dibattito politico in una riflessione più ampia sul rapporto tra istituzioni, libertà, partecipazione democratica e gestione del potere. L’ex amministratore ha rivendicato la scelta del gruppo socialista di rompere il silenzio dopo giorni di accuse e polemiche, sostenendo che il dissenso politico non possa essere considerato un tradimento, ma una componente essenziale della democrazia.
Nel suo intervento, Tanzarella ha richiamato la figura di Sandro Pertini e il legame tra libertà e giustizia sociale, denunciando una politica sempre più fondata sull’apparenza, sulla comunicazione e sulla ricerca del consenso attraverso l’immagine pubblica e i social network. Secondo l’ex consigliere, il problema non sarebbe soltanto amministrativo, ma culturale: una politica fatta di annunci, eventi e rappresentazione continua, spesso distante dai problemi concreti della città.
Tanzarella ha ribadito che il gruppo socialista avrebbe sempre svolto un ruolo di controllo interno sulla maggioranza, opponendosi a decisioni considerate poco trasparenti o eccessivamente sbilanciate verso interessi privati. Tra gli esempi citati, ancora una volta, le questioni urbanistiche, i partenariati pubblico-privato, la vicenda Ladisa, la gestione degli oneri di urbanizzazione e il rapporto tra amministrazione e investitori privati.
Nel corso dell’intervento sono state mosse dure critiche anche alla gestione della sicurezza urbana, della sanità e delle politiche sociali, accusando l’ex amministrazione di aver privilegiato la comunicazione rispetto alla pianificazione concreta. Tanzarella ha inoltre contestato l’aumento dell’indebitamento comunale, le spese per eventi e spettacoli e l’utilizzo di strumenti amministrativi ritenuti poco chiari, richiamando persino recenti osservazioni dell’ANAC sugli affidamenti diretti.
Molto duro anche il passaggio politico finale, nel quale l’ex esponente socialista ha dichiarato conclusa ogni possibilità di ricostruire un rapporto con l’attuale gruppo dirigente del Partito Democratico locale, accusato di trasformismo, personalismi e gestione verticistica del potere. Secondo Tanzarella, la crisi di Ostuni non sarebbe solo amministrativa, ma il risultato di un deterioramento progressivo del rapporto tra politica e cittadini.
Nel finale, l’ex consigliere ha citato lo scrittore Charles Bukowski per denunciare quella che ha definito una “politica dell’apparenza”, sostenendo che dietro l’immagine pubblica e la retorica della legalità si nascondano spesso superficialità, ipocrisia e interessi personali. Un passaggio utilizzato per rivendicare la scelta compiuta dai tredici consiglieri dimissionari come un atto di coerenza politica e di rottura rispetto a un modello amministrativo considerato ormai esaurito.
Ora la città è affidata alla gestione commissariale, mentre il vero banco di prova sarà la costruzione di una nuova proposta politica in vista delle prossime elezioni amministrative.
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