Deliceto, arrivano le reliquie di San Gerardo Majella: fede e tradizione nei giorni dei Patroni

Dal 5 maggio il paese si stringe nella devozione: il 7 il pellegrinaggio fino al Santuario della Consolazione

Un momento di fede autentica, di quelli che attraversano le generazioni. A Deliceto centinaia di fedeli hanno accolto le reliquie di San Gerardo Majella, tornate simbolicamente nei luoghi dove il santo visse parte della sua esperienza religiosa.

L’arrivo, avvenuto domenica 3 maggio, ha segnato l’inizio di giorni intensi per la comunità. Le reliquie resteranno nel borgo fino al 10 maggio, inserendosi in un calendario già ricco di appuntamenti religiosi e tradizionali.

Il pellegrinaggio nel verde verso il Santuario

Il momento più atteso sarà quello di giovedì 7 maggio, quando all’alba prenderà il via uno dei riti più sentiti. Alle 7.30, dalla Chiesa Madre, partirà la processione dei Santi Patroni diretta verso il Santuario della Consolazione.

Un cammino lungo circa sette chilometri tra le colline che circondano il paese. Un percorso che unisce spiritualità e paesaggio, attraversando luoghi simbolici come la Cappella dell’Apparizione e la chiesetta dell’Olmitello, legata alla tradizione mariana locale.

Saranno in tanti a partecipare: uomini, donne, anziani e bambini. Una comunità intera che si mette in cammino, rinnovando un gesto antico che conserva intatto il suo significato.

I giorni dei Santi Patroni e la messa solenne

Le celebrazioni sono iniziate il 5 maggio con la processione del Beato Benvenuto e di San Giacomo. Il giorno successivo spazio alla Madonna dell’Olmitello e a San Mattia Apostolo, in un susseguirsi di riti che raccontano la storia religiosa del territorio.

Venerdì 8 maggio sarà invece il giorno dedicato a San Gerardo. L’urna con le reliquie sarà portata dal Santuario fino alla Chiesa Madre, dove nel pomeriggio il vescovo Giorgio Ferretti celebrerà una messa solenne.

Un passaggio carico di significato, che rafforza il legame tra il santo e Deliceto, luogo che lo accolse nel Settecento insieme a Alfonso Maria de’ Liguori. Deliceto, ancora una volta, dimostra come la fede non sia solo rito, ma identità condivisa. Un filo che unisce passato e presente, e che continua a vivere nei gesti semplici della sua gente.

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