Puglia, Luigi Lobuono attacca il piano liste d’attesa e chiede più assunzioni

Il consigliere Luigi Lobuono (Gruppo Misto) esprime forte preoccupazione per le proteste dei sindacati medici, definendo insufficiente e rischioso il piano straordinario per l’abbattimento delle liste d’attesa

Il consigliere Luigi Lobuono, visti le recenti proteste dei sindacati medici, afferma che già in campagna elettorale aveva espresso forte preoccupazione per le dichiarazioni di Decaro. Difatti, oggi Lobuono, tornando sulla questione dichiara: «Il piano di emergenza messo in campo dalla giunta Decaro per affrontare il problema atavico delle liste d’attesa non è sufficiente e rischia addirittura di aggravare la situazione».

Aggiungendo: «Non si può pensare di risolvere un problema strutturale come quello delle liste d’attesa semplicemente allungando i turni fino a tarda sera, compreso anche i fine settimana».

Luigi Lobuono denuncia anche la non chiarezza sulle retribuzioni, ma soprattutto un non rafforzamento del sanitario pubblico. Così, il consigliere afferma: «Medici, infermieri e operatori sanitari stanno già lavorando in condizioni di forte stress per la carenza di personale e di risorse, continuare a tirare la corda, significa mettere a rischio la tenuta stessa del servizio, collassandola».

Secondo Lobuono per contrastare la crisi sanitaria occorrono più risorse economiche, più assunzioni di medici, più infermieri ed operatori sanitari. Necessario, secondo il consigliere, anche un accordo con il settore privato accreditato. Questo, infatti, potrebbe portare un aiuto, senza scaricare tutto alla sanità pubblica.

Luigi Lobuono chiede un confronto urgente con tutto il comparto sanitario, quindi con la Regione, i sindacati, le aziende sanitarie, i professionisti e i privati accreditati. Il consigliere ha ribadito: «Solo con una strategia condivisa si possono affrontare le liste d’attesa in modo efficace e duraturo e perché no, anche i problemi dei pronto soccorso».

Lobuono, infine, sostiene che la Puglia è l’unica regione che manda i medici in pensione a 70 anni, senza nessuna flessibilità per chi desidera restare in servizio. Questo sarebbe un altro modo, secondo il consigliere, di attenuare la carenza di personale.

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