L’uomo è stato posto agli arresti domiciliari con l’accusa di aggressione fisica a un’operatrice sanitaria. L’episodio, avvenuto durante un intervento d’emergenza, ha riacceso il dibattito sulla sicurezza del personale sanitario e sull’urgenza di tutele più efficaci
Un drammatico episodio di violenza si è consumato a Sava, in provincia di Taranto, dove un uomo di 51 anni è stato arrestato in flagranza differita per aver aggredito una soccorritrice del 118. L’episodio è avvenuto due giorni fa, quando l’uomo ha chiamato l’ambulanza per prestare soccorso alla madre di 83 anni, colta da arresto cardiaco. Nonostante i tentativi disperati dei sanitari, l’anziana è deceduta, scatenando la reazione violenta del figlio.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo aveva già manifestato un comportamento aggressivo al momento dell’arrivo dell’ambulanza, proveniente dalla postazione di Manduria. In un momento di disperazione e rabbia, il 51enne ha strattonato con violenza una soccorritrice, provocandole un trauma distrattivo all’articolazione di un polso, con una prognosi di 15 giorni. L’aggressione è stata prontamente segnalata ai carabinieri intervenuti sul posto, che hanno raccolto le testimonianze e inviato un’informativa al pubblico ministero.
Grazie al decreto legge n. 137/2024, introdotto lo scorso ottobre, che consente l’arresto in flagranza differita per aggressioni a operatori sanitari, il giudice per le indagini preliminari Benedetto Ruberto ha disposto gli arresti domiciliari per l’uomo. Questa misura segna una delle prime applicazioni della norma nel Tarantino.
Il sindacato Usb (Unione Sindacale di Base) ha espresso solidarietà alla soccorritrice aggredita, sottolineando le difficoltà e i rischi affrontati quotidianamente dal personale del 118, spesso sottoposto a turni estenuanti e privo di un’adeguata protezione. “Questa vicenda evidenzia un problema strutturale: sulle ambulanze è frequente l’assenza di un medico o di un infermiere, lasciando i soccorritori in prima linea e vulnerabili”, si legge in una nota diffusa dal sindacato.
La violenza contro il personale sanitario è una piaga in costante aumento. Negli ultimi mesi, episodi simili sono stati registrati in diverse regioni d’Italia, sollevando l’urgenza di misure più incisive per prevenire queste aggressioni. Il direttore generale dell’Asl di Taranto, Vito Gregorio Colacicco, ha dichiarato: “Non possiamo tollerare che i nostri operatori, impegnati a salvare vite umane, siano oggetto di violenze verbali e fisiche. La sicurezza del personale sanitario deve essere una priorità”.
Il decreto legge n. 137/2024 prevede pene severe per chi commette violenze nei confronti di operatori sanitari o danneggia strutture destinate all’assistenza. Le sanzioni possono arrivare fino a cinque anni di reclusione, e la possibilità di arresto in flagranza differita rappresenta uno strumento importante per contrastare il fenomeno.
L’episodio di Sava riaccende il dibattito sulla sicurezza degli operatori sanitari, mettendo in luce la necessità di ulteriori interventi, sia normativi che organizzativi. Mentre l’indagine giudiziaria prosegue, l’aggressione rappresenta un monito sulla fragilità del sistema e sull’urgenza di garantire condizioni di lavoro sicure a chi si dedica alla tutela della salute pubblica.







