A Foggia il progetto di scrittura condivisa che crea legami tra solitudini. La parola come ponte tra generazioni e fragilità
Un foglio, una penna, e la voglia di raccontarsi: così è nato “Fili invisibili”, un delicato scambio epistolare tra le donne detenute della Casa Circondariale di Foggia e alcuni anziani ospiti della Casa di Cura “Maria Grazia Barone”. Un progetto fatto di storie, emozioni, memorie, ascolto.
L’iniziativa, promossa dalla volontaria Annalisa Graziano con il supporto di don Fernando Escobar, della comunità di Sant’Egidio di Foggia e del Csv Foggia, ha coinvolto attivamente anche i Giovani per la Pace: Daniele, Giorgia, Francesca, Teresa e Federica, che hanno fatto da messaggeri tra i due mondi.
Le prime lettere sono arrivate dal carcere: le detenute hanno affidato alla scrittura le proprie storie di vita, il peso dell’assenza, il bisogno di senso e il desiderio di riscatto. I volontari le hanno lette agli anziani, che hanno ascoltato con partecipazione per poi dettare le loro risposte. Lettere piene di affetto, ricordi di gioventù, consigli e tenerezza. Parole semplici, ma capaci di costruire legami autentici e profondi.
Lo scambio ha creato una forma di cura reciproca: per le donne detenute, la possibilità di sentirsi comprese e accolte; per gli anziani, l’occasione di donare ancora qualcosa di sé, in un nuovo incontro umano.
«Questa attività meravigliosa ha mostrato come la parola scritta possa diventare un ponte, una carezza, un gesto di prossimità profonda», afferma Annalisa Graziano. «È la dimostrazione tangibile che anche nei luoghi più difficili si possono tessere legami rigeneranti, capaci di trasformare la solitudine in condivisione e la distanza in vicinanza».
Graziano ha voluto ringraziare chi ha reso possibile il progetto: «Desidero ringraziare il direttore della Casa Circondariale di Foggia, Michele De Nichilo, e la Fondazione Maria Grazia Barone, diretta da Daniela Tartaglia, per l’entusiasmo con cui hanno accolto la proposta. Un grazie speciale all’area educativa del carcere, al comandante di reparto, alla polizia penitenziaria e ai giovani volontari di Sant’Egidio per la loro sensibilità e impegno». E conclude: «Ma soprattutto, grazie alle donne detenute e agli anziani, che con parole semplici hanno tessuto fili invisibili e commoventi, capaci di attraversare muri e cancelli, per arrivare dritti al cuore».








